venerdì, 20 novembre 2009, ore 08:31
scarabocchiato da LaVostraProf in scuola, domande esistenziali, ungaretti, naufragi, intervalli, brevitas

14feb1917



Il 14 febbraio 1917 è la data di una poesia di Ungaretti, "Allegria di naufragi", la stessa che dà il titolo alla raccolta uscita poi nel 1919.

    ALLEGRIA DI NAUFRAGI
    Versa il 14 febbraio 1917

    E subito riprende
    Il viaggio
    Come
    Dopo il naufragio
    Un superstite
    Lupo di mare.


    Non ridete, ma è quello che facciamo ogni giorno.
    Riprendere ogni giorno la scuola come dopo un  naufragio.
    Quotidiano.
    E' solo che io non sono proprio quel che si dice un lupo di mare.

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giovedì, 19 novembre 2009, ore 14:28
scarabocchiato da LaVostraProf in collegio docenti, guidascolasticaperRetestoppisti

E oggi c’è il collegio Docenti.
Che uno dice: ma non dovevi parlare delle ore buche?
Eh, già, eccoli lì, quelli che pensano che a scuola uno fa quel che vuole.
No.
Durante c’ha un collegio docenti, alle ore buche perse ci penserà domani. O dopo.
Oggi lo hanno avvisato che c’è un collegio docenti.
Durante, che c’ha in mente il collegio delle orsoline di sua sorella che ora fa la signorina allegra come reazione, non capisce subito. Però, essendo ingegnere, ha timore a chiedere. Vuol mica passare per uno stupido. Vuol mica che qualcuno dica: hai voluto insegnare? Ora pedala! Cioè: insegna!
Insomma, lui si vergogna anche un po’ a dire che lui vuole appunto insegnare, c’ha il sacro fuoco e il registro e pure l’orario, che fa cagare ma c’è. Si vergogna a dire che, però, mica glielo hanno detto che c’erano anche tutte quelle altre cose, e i pomeriggi e i Consigli di classe, e le esercitazioni antincendio che però l’ingegnere (non Durante, quell’altro, quello dell’antincendio) ha detto che lì non c’è pericolo, ma non si sa mai, magari vi brucia la macchina, meglio sapere. Durante si è toccato i suoi gioielli, discretamente, ché la macchina l’ha appena comprata, ma, insomma, neanche dopo l’esercitazione ha capito del Collegio.
Allora fa una cosa intelligente (vedi?, si può): prende nota dell’orario di quel Collegio, poi pensa: orsoline o missionarie, non importa, basta esserci.
Poi alle due è lì, che un po’ gli brucia anche il culo, ché a lui han sempre detto: insegna, insegna che in mezza giornata te la cavi poi fai i cavoli tuoi, e invece son due giorni che è a scuola e il primo gli han rifilato un orario con 27 ore a scuola e gliene pagano 18, e il secondo giorno deve tornare al pomeriggio. Alle due.
Il pomeriggio alle due vede un branco di insegnanti che sciama (il branco sciama? vabbè, licenza poetica) in un corridoio nascosto. Lui segue.
Alla fine del corridoio ci può essere: una stanza di quattro metri per quattro con sedioline stile cinema dell’oratorio del dopoguerra. Oppure: una stanza sette per tre con panchette in mogano scuro ben intagliate, stile liceo ginnasio superiore parificato con regio decreto del 1837. Oppure: un otto per quattro con sedie in formica stile cucina della mamma e riarredamento anni Sessanta (che Durante è troppo giovane, manco apprezzerebbe).
Ma anche no.
Dai. 
‘Sto povero Durante, gli abbiam già fatto il tiro dell’orario, mandiamolo a fare il Collegio docenti in un auditorium capienza duecento persone, moquette ignifuga, soffitto antincendio (l’aveva ben detto l’ingegnere, che qui, di incendi, nisba), sedie di plastica avvolgenti, che dopo tre minuti il culo che bruciava è tutto in un’acqua, ma pazienza, speriamo non lo facciano alzare, il Durante.
In questo ameno luogo, si assettano gli ameni insegnanti. Tutti. Dal primo all’ultimo. Tranne Pacifici che il giorno del Collegio di solito c’ha il mal di schiena, e tranne la Parisina che il giorno del Collegio, essendo anche il giorno delle sue udienze, di solito ha le vene varicose che le fanno male e sta a casa.
In questo ameno luogo, dunque, gli ameni insegnanti ascoltano attentamente il loro capo di istituto, ora detto Dirigente Scolastico, prendono diligentemente appunti sugli appassionanti impegni che li aspettano, sulle esaltanti normative che cambieranno da così a cosà la loro bellissima scuola, e sul modulo da consegnare irrimediabilmente in segreteria entro dieci giorni pena la fustigazione e l’esposizione nell’atrio a disposizione dei genitori  che volessero far cambiare il voto al figlioletto.
In questo ameno luogo, stanza, bugigattolo, auditorium, cesso che sia, basta che ci siano tutti gli insegnanti a prendere appunti, che si realizza, qui, proprio qui, l’ideale utopia parlamentare: prendere delle decisioni.
Tipo: oggi si decide che la decisione dell’altro giorno di non fare più le fotocopie a colori e di non andare più in gita ai Caraibi va ripresa. Cioè, va ri-presa in mano e va ri-decisa.
Perché? Questo Durante lo capisce poco.
Ma in un Collegio Docenti tutti i professori si recano gioiosamente per parlare e spiegarsi e stare attenti e prendere decisioni. O ri-decisioni.
Che magari la decisione di andare in gita all’oratorio di Vattelapesca di sotto vi sembra poca cosa, ma magari, se il collega di storia vuole adottare il Mein Kampf in terza B, ecco,  magari questo si può discutere e votare contro. Per dire: io voterei contro, Durante non lo so. Magari è per la libertà di insegnamento.
Comunque.
Durante capisce questo: che la volta precedente, che lui, deo gratias, non c’era, tutti i gentili e attenti professori presenti han votato per non fare più le fotocopie a colori, e non fare più i viaggi ai Caraibi, visto che i fogli per le fotocopie non ci sono più e i colleghi per supplire i gitanti, nemmeno.
E poi Durante capisce che, il giorno dopo la volta precedente, il 50 % di tutti gli attenti professori che han votato, si sono accorti che: non si posson più fare le fotocopie a colori e non si può più andare in gita ai Caraibi. Ma va??
Allora i suddetti professori han chiesto di ri-decidere che le fotocopie si possano fare, almeno in bianco e nero, e i viaggi pure, magari a Vattelapesca di sotto.
Durante alza la mano per chiedere: ma perché non avete deciso subito così la prima volta (che io non c’ero, invece di farmi rompere le palle e bagnare i pantaloni) in questo delizioso auditorium così acusticamente pregevole?
In realtà le cose tra parentesi le pensa soltanto e non le dice, ma è per farvi capire il suo intimo tormento.
Allora la prof. Iena Acidulens dice: come ti permetti, che sei l’ultimo arrivato, e io sono stata attenta anche l’altra volta, ma adesso è meglio andare a Vattelapesca piuttosto di niente è meglio piuttosto e il Collegio Docenti è una cosa seria, cosa credi, sbarbatello ingegnere del piffero, qui si sta attenti e si prendono le decisioni.
O le ri-decisioni.
Appunto.
Dopo, per dire, uno si stupisce che la Mariasss manda fuori quattordici circolari per dire come ha deciso che si deve valutare…

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mercoledì, 18 novembre 2009, ore 17:17
scarabocchiato da LaVostraProf in orario, guidascolasticaperRetestoppisti

Eravamo arrivati a questa bella tabellina qui.

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Ora vi segno, in rosso, l’ora di venerdì. Perché? Perché in quell’ora c’è anche il prof Giadosi, che fa tecnica. Bene, dice uno, così si mettono insieme mate e tecnica e fanno informatica. Eh, no. Primo: perché la Mariasss non vuole le compresenze e chi le fa peste lo colga; secondo, perché se il prof. Giadosi fa l’ora insieme a Durante, vuol dire che in un’altra ora della settimana i virgulti non hanno nessuno. Onde per cui, si deve spostare l’ora di Durante. O quella del professor Giadosi.
Allora mettiamo Durante alla terza ora del venerdì, che tanto c’ha una beata mazza da fare, e coloriamo la casellina di giallo. È solo che in quell’ora lì i virgulti fanno ginnastica (ops, pardon, CorpoMovimentoESport), e non è per la ginnastica, è che non ci possono essere due prof. insieme nella stessa ora, eccetera.
Così spostiamo ginnastica e la mettiamo alla quinta ora di martedì (casellina azzurra).
È solo che in quell’ora lì i virgulti fanno italiano con la prof. Maloni, e non è per italiano, è perché eccetera.
Insomma, siete furbi come le volpi, avete già capito: bisogna continuare a spostare qui e là, su e giù, avanti e ‘ndré, finché non si riesce a mettere tutto a posto. Un professore all’ora, un’ora per ogni professore.
Il tutto moltiplicato per diciotto ore a professore e per il numero di classi della scuola.
Vi è passato il mal di testa?
Perché ora bisogna riempire l’orario di Durante e andare a 18 ore per settimana.

lune

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M

 

 

 

 

 

 

 

LABO

 

 

 

 

 

LABO

 

 

 

Allora, gli facciamo fare: un’ora di alternativa alla religione (casellina verde), un’ora di mensa (viola, con le classi degli altri perché i suoi, vi ricordate?, non fanno il pomeriggio), due ore di laboratorio al pomeriggio (azzurro, con gli alunni degli altri perché i suoi, eccetera), e due belle ore a disposizione della scuola se manca qualcuno e c’è bisogno di supplenze (gialle). Le ore per le supplenze gliele mettiamo alla prima e all’ultima ,perché son le più critiche.
E questo è ora l’orario di Durante, che arriva in treno alle sette e venticinque della mattina, tranne il sabato che può prendere il treno dopo e arrivare alle otto e quaranta e incominciare tranquillo alle dieci e un quarto.
Le ore grigie son le ore buche, ma per queste e per il Famoso Giorno Libero vi lascio riposare un po’.

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martedì, 17 novembre 2009, ore 17:53
scarabocchiato da LaVostraProf in orario, guidascolasticaperRetestoppisti

L’orario non c’è.
L’orario si fa.
E si rifà.
Ogni santo anno scolastico.
L’orario vuol dire mettere insieme tutte le ore di tutti i professori della scuola, in modo che tutte le classi della scuola abbiano nell’aula (almeno) un professore e nessuna classe della scuola abbia nell’aula zero professori.
Le ore dei professori (vedi sopra) devono essere messe in modo che quando la professoressa Rossi di matematica è in prima D, non sia contemporaneamente anche in prima C. La professoressa di matematica pesa 96 chili per uno e cinquantatrè ma non possiamo segarla in due. Durante, che fa il supplente della professoressa Rossi di matematica, pesa 85 chili per uno e ottantadue e non vogliamo segarlo in due perché ci sembra mica male già così. D’altra parte non vogliamo che, alla sua prima supplenza, il prof. Durante si trovi in  mezzo al corridoio a dover decidere se buttarsi nelle fauci tonanti della prima C o se abbandonarsi al russare della prima D.
Perciò, come sopra, se uno è qui non può essere là.
Poi.
L’orario dei professori deve essere messo in modo tale che ogni professore faccia dentro le classi le ore che gli spettano. Di solito, ogni professore deve fare dentro le classi diciotto ore la settimana.
Le eccezioni, per ora, chi se ne frega, già è difficile spiegarvelo liscio, figuriamoci con le eccezioni.
Siccome in una scuola, per ogni benedetta settimana, ci sono (di solito) sei giorni di scuola per un totale di 30 ore, o di 34 ore, o di 36 ore, noi facciamo finta che le ore siano 30, così diviso sei giorni fa cinque ore la settimana e per questa supplenza il Durante non fa pomeriggi. Solo mattine.
Quindi.
L’orario deve mettere ogni insegnante nelle aule per un totale di 18 ore, distribuite su un totale di sei giorni, o anche di cinque giorni, ma non meno di cinque giorni, pena la morte.
Però! Non può mettere il professore a caso, qui e là, basta che faccia diciotto ore. No.
L’orario deve mettere la professoressa Rossi di matematica, e ora, in sua vece, il professor Durante, nove ore in una classe (mettiamo in prima C) e nove ore in un’altra (mettiamo in terza C). Oppure sei ore in una e sei in un'altra.
Siccome da quest’anno, per la Mariasss, nove ore di matematica son troppe e meno quantità più qualità, diciamo che l’orario mette Durante in aula, dietro la cattedra e davanti agli alunni, per un tot di ore, su due classi.
Vi è venuto già un po’ di mal di testa?
Figuratevi a quelli che devono fare l’orario.
Comunque.
Diciamo che, alla fine, Durante si ritrova quest’orario qui:
 

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Adesso vi lascio il tempo di contare quante ore sono, di calcolare quante ore mancano ad arrivare a diciotto, di andare a prendere un moment e poi continuo.


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lunedì, 16 novembre 2009, ore 21:35
scarabocchiato da LaVostraProf in bidelli, guidascolasticaperRetestoppisti

Ecco il professor Durante che arriva nella nuova scuola. Facciamo che è supplente, così è ancora nel mezzo del cammino e non dobbiamo mandarlo a fare le code in Provveditorato, che però non si chiama più provveditorato, e questo ve lo spiego un’altra volta.
Allora, il Prof. Durante è stato chiamato per telefono, ha detto sì, accetto, e a scuola gli han detto: bene, venga qui domani.
Se è una scuola umana, ti dicono anche a che ora andare.
Se è una segreteria disumana, tipo: oche, non dicono a che ora andare e Durante si tormenta tutta sera se presentarsi alle otto meno un quarto o alle undici e venti. Perché naturalmente non gli è venuto in mente di chiedere a che ora presentarsi e alla fine, essendo la sua prima supplenza, vota per le otto meno un quarto e la mattina dopo è là coi ghiaccioli sotto il naso che si guarda intorno per scoprire cosa fare.
Quindi  incominciamo col dire a Durante che le scuole hanno un’entrata. Qualche volta anche due o tre. La mia scuola ne ha tre o quattro, ma sono abbastanza ben nascoste, così che se ne vede bene solo una, quella giusta per il primo giorno (perché per gli altri giorni è tutt’un’altra storia).
L’entrata serve a entrare ma spesso non vi lascia entrare. È chiusa. Giustamente. Perché la scuola racchiude i virgulti della nostra Nazione, e deve proteggerli. Perciò, se Durante arriva a scuola e trova tutto chiuso, non si preoccupi, cerchi il batacchio (scuola vecchia) o il campanello (scuola nuova) o l’Intercom (scuola delle quattro I: internet, inglese, impresa, intercom).
Dite che le prime tre I non ci son nemmeno in fotografia? Bene, anche la quarta. Diciamo che quella dell’Intercom è la scuola del futuro, quando Durante andrà a prendere i  suoi pronipoti troverà l’Intercom e il capitano Kirk che fa da preside. E troverà anche LaVostraProf, che sarà ancora lì a insegnare ai suoi pronipoti. Grandioso.
Ma insomma, o la scuola è chiusa, o è aperta. Se è aperta è  la mia scuola. Noi, i virgulti, li proteggiamo con la bidella Teresona.
In ogni caso, Durante riesce a entrare.
Qui i casi sono due. Ancora dicotomici, di solito.
O c’è qualcuno in bidelleria. O non c’è nessuno.
La bidelleria può essere:
una sedia su cui di solito si mette la bidella di turno;
un banco e una sedia, oppure una vecchia cattedra e una sedia, su cui di solito si mette la bidella di turno;
un gabbiotto con paretine di vetro dietro le quali di solito si mettono i bidelli di turno (nei gabbiotti, non me lo spiego, son sempre in due, spero non siano lì a fare cose losche profittando delle paretine);
qualche volta la bidelleria si sposta vicino al calorifero.
Se la bidelleria si è spostata vicino al calorifero, capace che Durante sia arrivato nella mia scuola.
In ogni caso, Durante deve (Deve) rivolgersi al bidello o bidella di turno.
Così gli dicono che in segreteria non c’è ancora nessuno, è arrivato troppo presto, che cosa ci fa lì, chi sostituisce e per quanto tempo?
Durante si ricorda che sostituisce la professoressa Rossi, e naturalmente nella scuola ci sono quattro professoresse Rossi e un professor Rossi.
Durante dice che lui è ingegnere.
Il bidello dice che gli ingegneri di solito non capiscono una mazza, ma è un pregiudizio, Durante lo intuisce e non si agita troppo. E gli viene in mente di dire che, come ingegnere, non può sostituire la professoressa Rossi di lettere, e nemmeno quella di educazione fisica. Rimangono quella di artistica (Durante ci pensa un po’ e poi la scarta) e quella di matematica.
Durante dice che, sì, lui è lì per  quella di matematica.
Allora il bidello dice: ora guardiamo l’orario della Rossi ( di matematica).
E sull’orario, signori miei, si apre un nuovo capitolo.

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lunedì, 16 novembre 2009, ore 16:57
scarabocchiato da LaVostraProf in scuola, gelmini, ministri, brevitas, temainclasse, facciamolepulci

Il concorso, intende sollecitare i giovani alla lettura richiamando in primo luogo l’importanza dei giornali e l’indiscusso valore non solo didattico e formativo del libro".
(come da circolare ministeriale)

"L'invito a presentare proposte Comenius 2010 fa parte del più ampio bando per l'Apprendimento permanente...  Il Programma Comenius vuole sviluppare fra gli studenti ed il personale docente, la conoscenza e comprensione della diversità  culturale e   linguistica in Europa".

La prof intende invece sollecitare i giovani all'uso corretto della punteggiatura, richiamando in primo luogo l'importanza della virgola e l'indiscusso errore nel porla tra soggetto e predicato (caso 1) o tra predicato e complemento oggetto (caso due).

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domenica, 15 novembre 2009, ore 16:06

Tra una domanda e l’altra della futura verifica di storia che mi farà piangere martedì durante la correzione (non ho la sfera di cristallo, ho fatto il ripasso ieri e sono riuscita soltanto a far capire ai virgulti che, se vogliono studiare, devono prendere l’oggettomisterioso [id est: libro] aprirlo e sforzare la testolina),
ancora dolorante ma tutto sommato felice per la sconfitta non ignobile di ieri pomeriggio,
sentivo che andava sviluppandosi il germe di un’idea.
Perché, diciamocelo anche senza guardarci negli occhi, quando mi metto a parlare di scuola, chi c’è c’è, chi non c’è non c’è. Ora, ammettete: possiamo imputare qualcosa di veramente serio alla Marianausea se non capisce come funziona un consiglio di istituto? Possiamo rimproverarla se, come s’è visto, quando le hanno detto di preparare l’organico di fatto lei ha pensato subito al sesso e adesso si trova incinta? Potevamo imputare qualcosa di veramente ignobile alla Brichetto se, non avendo idea di come funziona un orario scolastico, ci obbligava a fare, ogni settimana, tre ore virgola quarantasette minuti di storia ed educazione civica senza dirci dove mettere i quarantasette minuti all’interno delle ore di sessanta? Che poi noi avevamo un’idea di dove metterglieli, ma qui non si può scrivere.
Adesso, senza fare tanto i bauscia, dite voi se quando mi perdo e mi metto a parlare del collegio docenti o di come ci danno le supleeense, anche voi qualche volta non ci capite un’acca e pensate subito: be’, però, forse un po’ di ragione ce l’hanno, quelli che vogliono tagliare sulla scuola, tanto son tutti matti.
Così, rallegratevi ed esultate, ora apriamo una bella rubrichetta, come quelle dei giornali, e io vi faccio la spiega.
Fate finta di essere un supplente fuori di testa che vuol far carriera nella scuola di stato. Arrivate lì è il Preside non c’è più. Già qui vi sentite mancare. Allora arrivo io e vi dico: guarda, ora si chiama Dirigente Scolastico ma l’è istess. E voi tirate un respiro di sollievo e bussate alla porta del Capo (Preside, Dirigente Scolastico).
Ecco. Chiamatemi Virgilia.
Ma sappiate che qui non si arriva mai in Paradiso.

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giovedì, 12 novembre 2009, ore 17:04
scarabocchiato da LaVostraProf in colleghi, domande esistenziali, collegio docenti, oggimordo

Ebbene lo so, che di questi tempi dovrei dirvi e convincervi che siamo tutti bravi e belli, noi prof. Lo so che non dovrei mettermi lì a contarvi su che alcuni colleghi (prof) ragionano tanto quanto un cucchiaino di marmellata di arance. Mi piacerebbe mettermi qui, con voi che sapete ragionar d’amore per la cultura e così nobilmente vi prendete a cuore le magnifiche sorti e progressive della classe insegnante, mi piacerebbe parlarvi di come fugge questo reo tempo mentre le torme delle cure, che poi sarebbero le preoccupazioni, che poi sarebbero i consigli di classe e i genitori e gli errori e le zainate che si danno in testa durante l’intervallo, ecco, le torme delle cure restano.
Invece, son qui che vi conto della Iena Acidulens.


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martedì, 10 novembre 2009, ore 13:31
scarabocchiato da LaVostraProf in gelmini, ministri, profemamma, gelmini incinta

MaripancMa ve la immaginate
alle udienze coi prof?

Però tranquilli,  ci sono tante mamme, in giro per l’Italia,
che quotidianamente si sdoppiano benissimo
, perciò anche 
lei lo farà.
Benché sia Molto più difficile essere una brava madre
che un buon ministro.

E lei, di questo, se ne intende.

Ma tanti auguri a Mariasss,
che finalmente proverà per qualche mese
quello che noi proviamo da un anno e mezzo.
Nausea.


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lunedì, 09 novembre 2009, ore 18:36
scarabocchiato da LaVostraProf in materiali, altriblog, quickTips

Ce l'ho. Ce l'ho qualche nuova figu (de-scritta) da postare. Magari prima faccio anche la figu dell'album. Magari ci penso meglio, perfeziono, limo, sistemo. Magari metto il carico da undici su certi ex-prof pensionati che passano a fare cucù. Magari.
Ma oggi, adesso, ora, no.
Ora mi tocca un'altra cosa alla quale penso da tempo, ma non ho mai fatto.
Chi si ricorda la storia dei premi, e del fatto che son distratta e magari non metto il link dove il link va messo, e poi ce l'ho nei miei preferiti sul computer ma non nei miei preferiti nel blog?
Insomma, mi capita spesso. Così uno non vede le belle cose che vedo io. Perciò, ora, subito, ora che sono nuovamente e per la novantasettesima volta in poche settimane riconoscente a un certo blog di una certa persona, voilà, lo metto qui in grande e vi invito, caldamente, veramente, immensamente, doverosamente, a farci un giro.
Anzi, vi dirò che, nelle lunghe sere quasi invernali che ormai tormentano la mia anima freddolosa e i miei piedi ghiacciati, ecco, in queste lunghe sere, invece di andare sotto la trapunta a leggermi un bel libro, mi sono lasciata tentare e mi son messa a girovagare in questo blog di cui ora vi dirò.
Ho fatto passare tutte le pagine, mese per mese, e, se ogni tanto avete qualcosa di nuovo che ha fatto capolino qui, novantadue volte su cento l'ho pescato lì.
QuickChe uno adesso dice: ma insomma, ci dai il link o no?
Eh, sì, ma volevo far crescere la curiosità. E un po' mi dispiace quasi dirvelo, ché è così bello che son gelosa, quasi.
Ma è lui. Andateci, soprattutto se siete prof, ma anche se non siete prof.
C'è una marea di cose, un bailamme delizioso dove perdersi e trovarsi.
Ah, sì, ho capito, lo volete, il blog di Anna. Ecchilo.

(e se qualcuno si sta chiedendo come faccio a strappare queste belle immagini dal computer, e poi a metterle qui, andate a cercare su QuickTips; ve l'ho detto che prendo tutto da lì)

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