domenica, 11 maggio 2008, ore 18:29
scarabocchiato da LaVostraProf tanto per parlare di oi dialogoi, grammatica, alunni

ovvero: andiamo tutti a Santiago di Compostela.

Poiché con la bella stagione qui van tutti in vacanza, mi ritrovo al pomeriggio con un laboratorio di tre persone. Che ci sarebbe da fare tutto un discorso sulla bellezza delle riforma Moratti che per risparmiare sulle spese mi paga per far lezione a tre persone, mentre prima la facevo, la stessa lezione, a tutta la classe, ma vabbè. Prendiamo quel che il cielo ci manda e decidiamo di fare un bel ripasso di analisi logica.
Convenuti: Linìn, Pinotto e Tadeo.
Tadeo arriva in ritardo (solito).
Ma prof, è appena suonata (solito).
È appena suonata e tu sei di nuovo in ritardo.
Tanto non mi dicono niente.
Come non ti dicono…? Ti sto dicendo io che sei in ritardo!
Sì, ma le altre volte non mi dicono niente.
Tadeo, sei-in-ri-tar-do, domani mi porti la giustificazione.
Ma era appena suon… (occhiata) Va be’, va be’.
Vai al posto e prendi il libro.
Sì, prof.
Pinotto, intanto tu fai la prima frase.
Che cosa faccio?
Pinotto, partiamo dall’inizio, vediamo se trovi i predicati, eh? Leggi.
Maria e Carla hanno percorso a piedi i chilometri del cammino di Santiago di Compostela.
Bravo. Dov’è il predicato?
Mmmm… Hanno percorso?
Bravo. Solo quello?
Mmmm… No.
Come no? Quale altro predicato c’è?
Cammino.
Come, cammino? Perché?
Voce del verbo camminare.
E chi è che cammina?
Maria e Carla.
Maria e Carla cammino?
Mmmm… Eh, no.
Bravo, e allora.
Io cammino.
Ma scusa: Maria e Carla hanno percorso a piedi il chilometri del (io) cammino di Santiago?
Mmmm… Eh, no.
E allora cammino che cos’è?
Predicato, voce del verbo camminare.
Ma se non funziona: “ i chilometri del (io) cammino”!
Allora no.
Eh, allora no. E come mai dici che è un predicato?
Mmmm… sembra un predicato. Cammino, io cammino, camminare. Sembra un predicato.
Bravo! Ma non lo è, non funziona come predicato.
Sembra.
Bravo, sem-bra. Invece cos’è?
Mmmm. Verbo?
Nooo! I chilometri Del cammino! Cos’ha davanti la parola cammino?
I chilometri.
(sigh) Dopo i chilometri!
Mmmm… ha davanti “del”?
Bravo. E che cos’è “del”?
Soggetto.
Soggetto di che…? Linìn, piantala di ridere!
Scusi, prof.
Pinotto, soggetto di che cosa?
Di cammino.
Linìn, piantala di ridere.
Scusi, prof, non ce la faccio.
Pinotto, senti. Se “cammino” non è un verbo, che cosa può essere?
Uguale al verbo.
Sì, senti, ci somiglia, a un verbo, si confonde, con un verbo, ma è un…?
Eeeehh… prof…
Linìn, se non la smetti di ridere, ti soffochi.
Scu…si…prof…
Pinotto, non ti ricordi che cosa può essere il cammino, anche se assomiglia a un verbo, ma non è un verbo??
Mmmm… Un predicato?
Pinotto, verbo in grammatica, poi in analisi logica diventa a volte predicato, ma è la stessa cosa. Qui no, invece.
No, prof.
Linìn, piantala di ridere e dimmi tu che cos’è.
Un…no…me…, prof…
Bene, brava. Capito, Pinotto?
Sì, prof, cammino, nome di camminare.
Campanella. Ecco, fine dell’ora di ripasso.

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giovedì, 08 maggio 2008, ore 14:37
scarabocchiato da LaVostraProf tanto per parlare di nonsense, oi dialogoi, mammme, udienze

Evviva, oggi è venuta a udienza la mamma di Chiarina l’ochina!
Seeee, lo so, è maggio iniziato, Chiarina fa l’ochina da settembre, ci si poteva far sentire prima, tanto per sapere che la figlia fa l’alga, non sa chi è Carlo Magno, cioè, no, un momento, sono troppo cattiva, non è vero che non sa chi è Carlo Magno. Il fatto è che non sa nemmeno che abbiamo parlato di Carlo Magno, se lo sapesse (che ne abbiamo parlato) magari saprebbe anche chi è.
Comunque, ha messo la Russia nella penisola iberica, e il fiume Ebro al posto del Po, e quando le chiedo: ma scusa, che cosa stiamo facendo?, mi guarda scuote la chioma, liscia la fragiona, stringe un poco la boccuccia e scuote la testa e si capisce che dice: guardi prof, mi spiace proprio tanto per lei, ma non ne ho la più pallida idea.
Comunque non diventa rossa. È diventata rossa soltanto quando le ho detto di coprirsi la pancia, di non farmi vedere il sedere, e di smetterla di inseguire durante l’intervallo ogni maschio che vedeva nel corridoio, sopra i dodici anni (quelli di dodici anni non li caga; lo so perché Giucas, che ha appunto dodici anni, si è fatto tagliare i capelli in modo che da un lato comparisse la scritta “chiarina!”, ma lei, niente).
Comunque con me sta buona. Immobile, zitta e ferma. Qualche volta si liscia i capelli. Qualche volta li scuote, i capelli. Me ne accorgo per il rumore che fa il suo cervello che sbatte piano di qui e di là mentre ondeggiano le chiome.
Comunque.
La mamma.
Mi avvisa che il marito va via due settimane, premio produzione o viaggio di lavoro, capisco mica bene, in Egitto. E la vuole con lei. E lei: no, che non lascio i bambini a casa salire per salire noi su un aereo. Allora: andiamo tutti, anche i bambini (così, se cade l’aereo, i bambini non restano orfani, cadono anche loro).
Ma signora, e la scuola?
Eh, ma poi torna.
Sì, vedo. C’è l’abitudine, in questa classe, di piantar lì la scuola e andare in vacanza.
Ah, ma tanto lei mi fa l’elenco di tutto quello che fa in quei quindici giorni.
Guardi, signora, basterebbe che sua figlia prendesse il libro e se lo studiasse da-ca-po.
Eh, sì, è un po’ lenta a studiare.
No, guardi che non studia proprio. Le abbiamo anche mandato una lettera.
Ah, la lettera è stata un terremoto. Nella mia famiglia, non è mai arrivata una lettera.
Signora, ma la lettera è di due mesi fa.
Sì, e nella mia famiglia, mai.
In ogni modo, Chiarina è insufficiente, lo sa?
Ah, ma come, in matematica va benissimo, c’ha ottimo, in italiano va bene, c’ha più che buono.
Eh, invece con me non studia e c’ha insufficiente.
Ma come, alle elementari era così brava, le maestre mi dicevano è brava, studia, va bene. Solo in matematica aveva la sufficienza, e l’ho iscritta ai laboratori [quelli della Moratti, accidenti] solo di matematica, e invece in matematica c’ha ottimo e in storia no.
Sì, signora, perché non sta attenta, non studia, non fa niente.
Eh, già, ma questa classe va male, non riuscite a tenerla.
Eh, no, signora, guardi che con me non fiatano, e Chiarina sta seduta ferma e zitta, solo che…
Ma alle elementari era tanto brava. E qui non fa più niente.
Allora perché la porta via quindici giorni?
Ma bisognerebbe che i genitori di quelli che disturbano fossero avvisati.
Signora, guardi che Chiarina, quando non ci sono io, disturba più degli altri, dice parolacce che neanche uno scaricatore di porto, non sta nel banco.
Sì, ma bisognerebbe che i genitori di quelli che disturbano fermassero i figli.
Signora, ma lei riesce a fermare Chiarina e a farla studiare?
Perché dopo se disturbano quelli lì ci va di mezzo tutta la classe.
Infatti non andranno in uscita.
Ecco, questa non è una punizione giusta, perché quelli bravi ci rimettono.
Signora, ce ne sono cinque su ventisei che si può portare fuori. E Chiarina è una di quelle tra le più scalmanate e maleducate.
Eh, sì, bisognerebbe avvertirli i genitori di quelli che disturbano, che si interessino dei figli.
Signora, la sto avvertendo, Chiarina non studia, non fa i compiti e, nelle altre ore, disturba come una cavalletta, lei si interessa?
Allora prendo il libro di storia e mentre andiamo in Egitto la faccio studiare?

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mercoledì, 07 maggio 2008, ore 19:37
scarabocchiato da LaVostraProf tanto per parlare di alunni, figu

Ci dicono dall’inizio dell’anno che Tonio ha (forse) la dislessia. Il ‘forse’ dipende dalla diagnosi, che c’è ma non è a norma di legge; dalla mamma, che dice che c’è ma ora vediamo; e da Tonio, che fa quello che vuole e non quello che dice la diagnosi e gli esperti di dislessia: notevole il corpo a corpo con l’insegnante di scienze che non vuole – non deve! – farlo leggere, e Tonio che, tranquillamente, legge (gli stati della materia e il punto di ebollizione dell’acqua).
Di sicuro, Tonio ha qualche interessante e vario e non banale comportamento scolastico: dei pastelli infilati nelle orecchie, ho già detto. Aggiungo le piramidi di gomme da cancellare; le costruzioni di incastellamenti con righelli di vario tipo e misura. Poi ci sono le crisi di pianto se gli si dice: smettila di perforare il fianco di Marika con il compasso. Poi smonta qualunque oggetto sia smembrabile in più di due pezzi. Non c’è ancora riuscito con l’apparecchio ai denti, però: alla fine della prima ora di storia Tonio ha sul banco: due pezzetti di plastica di vario colore, una striscia lunga e sottile di plastica leggerissima, di colore bianco, anticamente adatta a sbanchettare gli errori, la rotellina su cui era avvolta la striscia, una vite piccola, una vite grande, una molla, tre cannucce di ex-penne biro, un paio di fazzoletti di carta nuovi, ma separati nei loro quattro veli, un fazzoletto di carta usato, sette pastelli colorati, polvere di pastello, grafite, riccioli di legno temperato (da pastello), il tutto su un vassoio di cartone bianco che poi si scopre essere il disegno per l’ora di tecnica successiva.
Se mi chiedete dove era il libro di storia, grido.
Se vi chiedete a cosa servivano gli ammennicoli di cui sopra, posso dare una spiegazione solo per alcuni: nell’ora di scienze, visto che non deve leggere o scrivere, e stare attento è un optional, Tonio sminuzza i veli del fazzoletto di carta, ne fa palline piccolissime, le mastica religiosamente, se le sputa in mano, le infila nella cannuccia vuota della biro, e lancia proiettili bavosi sul soffitto dell’aula. O sul maglione del professor Magli. O sui riccioli del professor Magli.

Ma non compiangeteci troppo, ora va meglio. Alla presentazione dei futuri alunni di prima, le maestre ci avevano avvertito: Tonio aveva la dislessia, forse, ma di sicuro gettava giù i banchi dalla finestra.


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venerdì, 02 maggio 2008, ore 21:12
scarabocchiato da LaVostraProf tanto per parlare di avvisi, divagazioni

Molti arrivano qui per caso, cercando altro. Immagino la loro frustrazione quando non trovano pane per i loro denti. Immagino, e cerco di rimediare (magari indirizzandoli verso lidi più adatti):
Claudia Rivelli (sempre lei): è nata a Roma il 16/06/1950 , è dei gemelli, occhi verdi, capelli castani, altezza 1,70, peso 48 kg, sposata in seconde nozze con Paolo Leone, uno dei tre figli dell'ex presidente della Repubblica Giovanni Leone, ha due figli maschi, il primogenito è Luca Maria che ha circa  vent'anni e l'altro si chiama Giovanni. La ringrazio ufficialmente perché mi procura tra il 15 e il 20% di arrivi sul blog provenienti da motori di ricerca.
Marco Goldin con le figlie: intanto, mi complimento con chi inserisce in un motore di ricerca la frase di cui sopra. In ogni modo, Marco è il curatore delle mostre di Brescia (da quattro anni a questa parte), ha preparato la prossima mostra autunnale a Brescia (con i disegni di van Gogh) e un’altra a Verona (con 130 capolavori del Louvre). Sposato, ha due figlie adolescenti, di cui non ho foto, ripeto: non ho foto.
La prof, o la Professoressa: ma quale? Se non siete più precisi come si fa?
Verifica di geografia sull’Europa: Cosa volete? Carte mute? Verifica sui climi? Sui paesaggi? Qualcosa sull’Europa unita? Chiedete e vi sarà dato. Mandatemi un messaggio privato: ditemi che classe avete, livello degli alunni, obiettivi che desiderate verificare, sott’obiettivi e prestazioni, eventuali collegamenti col Pof, gli Osa, gli Ofp, eccetera. Prezzi modici.
Aggettivo lavagna: se ho interpretato bene la richiesta, posso assicurare che non esiste. Potete tentare con un *lavagnesco, ma non scommetterei sul risultato. Siete condannati a un giro di parole: il colore della lavagna, la lunghezza della lavagna, la lavagna della lavagna. Attenti a non confondere troppo le cose, però: nel torrente Lavagna di Lavagna, han trovato un disegno di Lavagna su una lavagna proveniente dalla frazione Lavagna.
3 quarti d’ora = dieci minuti: qui vi indirizzerei a un buon ripetitore di matematica o all’acquisto di un orologio a lancette, così che vi rendiate conto: tre quarti d’ora non sono uguali a dieci minuti. Qualche volta tre quarti d’ora son uguali a dieci ore, se siete nelle mie classi, ma questo è un altro discorso.
Devo inventare una storia di registro fantastico non troppo lunga: ma, vista così, uno che scrive una cosa del genere in un motore di ricerca, fantasia ne ha. Comunque: c’è una bambina che scende in cantina e cade dalle scale e si trova in Africa, prima dentro una capanna, poi su un baobab, poi nella savana tra i leoni, e poi si sveglia a casa vicino a un folletto africano (niente fate perché in Africa fa troppo caldo) che le fa i compiti ma poi lui se ne va e lei capisce che deve fare da sola. C’è anche la morale.
Corso di aggiornamento + giorno libero: mi dispiace, se il corso di aggiornamento è stato deliberato dal collegio docenti e voi avete detto che ci andavate, ci si va, giorno libero o non giorno libero. Se non è stato deliberato, è un’altra storia. Magari, però, invece di perdere tempo a cercare su Internet ‘sta cosa, era meglio andare al corso di aggiornamento, anche nel giorno libero.
Articoli di giornale su alunni ignoranti: allora, questa non è una testata giornalistica a cadenza periodica (uno) e (due) chi ha mai parlato di alunni ignoranti, qui?
Voglio delle frasi con il complemento di riunione: niente, io conosco solo il verbo: io riuniono, tu riunioni, egli riuniona.
Artrosi al cranio : se avete bisogno di esemplari ancora vivi, giovani e adulti, che soffrono di questa sindrome, io ne ho, sì, scrivetemi in pvt.

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giovedì, 01 maggio 2008, ore 21:21
scarabocchiato da LaVostraProf tanto per parlare di colleghe, figu

La Salandra non ha peli sulla lingua.
Lo so perché con me parla volentieri e me lo dice sempre, ah, io non ho peli sulla lingua!
Lo so perché ultimamente le piace dare spettacolo e far vedere (con pause studiate) la lingua senza peli.
Si dà un colpetto con l’indice e il medio per mandare i capelli dietro le orecchie e spiega al collega Pacifici: “Senti, tu, [pausa] se tiri fuori ancora il cellulare durante il consiglio di classe [pausa] te lo metto nel culo”. Si gira, mi guarda e ridacchia, vuol dirmi: visto o no, che non ho peli sulla lingua?
Si siede al tavolo delle riunioni e fissa l’incauta che parla delle trasmissioni televisive, e delle veline, e pensa qui e pensa là. Appena trova uno spiraglio, si appoggia tutta sul tavolo, si allunga con un braccio, sventola una mano sotto il naso della collega e fa: “Non me ne frega [pausa]un cazzzzo [colpetto sui capelli] delle trasmissioni, io c’ho sei extracomunitari che non sappiamo come farli venire a scuola, che me ne frega delle trasmissioooni? [dita riunite a grappolo a dire: che vuoi da me?] Siamo qui a parlare delle trasmissioooni o degli alunni?”
Arriva Marina la maestrina a dire che dobbiamo rifare le unità didattiche col Pof, gli Osa, gli Ofp, e lei guarda il soffitto, colpetto ai capelli, e dice al lampadario, a voce abbastanza alta da farsi sentire da Marina: “Chepppalllle!! Chissenefrega!”
Quando poi è sovraccarica, ci fa vedere che, a lei, neanche il Preside la ferma: “Ohè, Preside – gli fa – non mi dica che ha un altro extracomunitario da mandarmi, che così facciamo il refugium peccatorum!” oppure: “Su, su Preside, non sia così rigido! Non vorrà mica controllare i registri anche a Pasqua!”
E così, poi, per tre settimane, quando mi vede, mi racconta: “Ah, io al Preside glielo dico: non sia così rigido, non vorrà mica eccetera”, che la prima volta fai ooohh, poi ci fai l’abitudine, poi ti rompi anche un po’, ma non glielo dici, perché si vede tanto che lei si diverte tanto a raccontarti che non c’ha i peli sulla lingua.
Non che dica cose turche, o che abbia torto (di solito ha ragione), è il modo di dire le cose che lascia un po’ lì, e così tutti si irrigidiscono e poi fanno: che caratteraccio, la Salandra. E nessuno l’ascolta. Preferiscono criticare l’abbigliamento. Pantaloni larghissimi di pelle, giacchettina strettissima di lana cruda, collana etnica, scarpacce stile corsa campestre in mezzo al fango, ma di lusso, sciarpe e sciarpine arcobaleno, camicie con ruches e trasparenze, camicie a quadrettoni da montanaro canadese, accostamenti audaci tra un arancione brillante e un viola cangiante. E c’ha quasi sessant’anni, la Salandra, pensa te.

Ma chissenefrega?


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giovedì, 01 maggio 2008, ore 09:22
scarabocchiato da LaVostraProf tanto per parlare di 1 maggio

Buona festa del lavoro (nella foto, c'è il mio di oggi)

(sì, sì, mi lamento sempre... Embè?)

 

 

 

 

 


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martedì, 29 aprile 2008, ore 19:22
scarabocchiato da LaVostraProf tanto per parlare di colleghe, figu

…colpisce ancora.
Sembrava roba da nulla e invece.
Ormai, quando arriva il giorno in cui Lei arriva, cominciano i mancamenti. Miei e suoi. Nel senso che a me gira la testa, e lei manca.
Non c’è.
Certe volte.
Certe volte c’è.
Quando c’è mi spiega che al corso, il giorno prima, hanno imparato una roba interessantissssima sulle carte geografiche che c’hanno la Groenlandia troppo grande, perché quello che le ha fatte per primo, ma chi era (Mercatore, fa Renzo dal secondo banco), ecco sì quello, quello ha sbagliato, ma poi è arrivato un altro nuovissimo con delle carte lunghe lunghe, ma chi era, aspetti (Peters, fa di nuovo Renzo), eh, sì, proprio quello!, ride lei felice e non si chiede perché un alunno di seconda media sa già quello che lei (in-se-gnan-te - sia pure supplente - di liceo) sta imparando a 35 anni.
 E mi racconta che deve fare un sacco di ore di tirocinio, perciò, così, magari, senta, dico per dire, siccome mi mancano un sacco di ore, e ho saltato qualche mercoledì, lei non potrebbe firmarmi cinque ore di mercoledì anche se mercoledì non c’ero?
Lei sono io. Che dovrei firmare un foglio di presenze dove dico che lei c’era anche se non c’era.
Io dico: ma perché la Sissina che è venuta tre anni fa veniva e basta, e preparava le lezioni, e prendeva appunti, e faceva cose e c’era sempre e chiedeva soltanto, per piacere, se c’erano dei materiali che potevano esserle utili?
E questa invece viene in ritardo,
va via venti minuti prima (sa com’è, c’ho il treno, se no arrivo a casa tardi),
si mette in fondo all’aula a leggere un librino Einaudi che si intitola “Sogno di una notte d’estate”, quattro felici giorni e cambierà la luna, e noi stiamo parlando di maree che con la luna c’entrano ma non con quella luna lì’,
e quando non viene vuole che firmi?

Oddio, domani è di nuovo mercoledì…


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martedì, 29 aprile 2008, ore 11:41
scarabocchiato da LaVostraProf tanto per parlare di colleghi, momenti dolorosi

I colleghi di ginnastica rischiano coraggiosamente di spaccare testa, gambe e schiena a un numero imprecisato di alunni ogni volta che fan ginnastica; insegnano una materia che da quest’anno, grande idea, si chiama corpo movimento e sport; se li portano in piscina e in palestra e sui campetti. No, non solo. Ogni anno, anche, organizzano i famosi Giochi Sportivi di Istituto. Tanto noi c’abbiamo i campetti dietro la scuola; tanto noi c’abbiamo la pista di atletica e la vascona di sabbia per il salto in lungo; tanto c’abbiamo la pedana esterna per il lancio del peso; tanto (per cambiare) piove.
Ieri passa il professor Vacuo e fa: ragazzi, è previsto solo un millimetro di pioggia, perciò niente libri, portate due o tre cambi, il k-way e l’ombrello, che i giochi si fanno lo stesso.
Stanotte, diluvio.
Stamattina: scrosci a fasi alterne ma, dice Vacuo, i giochi si fanno.
In palestra. Otto classi da trenta alunni circa, tutti in palestra. I professori che sono in servizio sono tenuti a rimanere a fare sorveglianza. Io sono in servizio, tappi nelle orecchie, bustine di antiacido, e andiamo. Tutti seduti in terra lungo le pareti. Noi prof in piedi, a sorvegliare che nessuno entri negli spogliatoi a fregarsi roba o a fare cose.
Vacuo col megafono (col megafono) spiega ai virgulti le regole della convivenza civile e la successione dei giochi. Dopo mezz’ora di spiegazioni, col megafono, in palestra, alle otto classi per trenta alunni, si alzano tutti in piedi e sciamano qui e là. Uno dei miei mi vede e mi dice: prof, dove andiamo adesso?
A me?? Non hai ascoltato quello che ha detto il prof?
Sì, fa lui, ho ascoltato e non ho capito niente.
Chiedi al prof., suggerisco io.
È solo che Vacuo sta tirandone giù tre dal quadro svedese, e la collega Campana sta strappando due dalla scala curva e il collega Tivoli spiega al primo gruppo che il salto in alto si fa alzando la gambina, così, vedete? Vedono, e saltano, ma alzando solo il culo, le gambe sono un optional.
Passa Va Lentina, con una mise fucsia vedo non vedo, e mi arriva una gomitata di Giucas che sogghigna e fa: prof, ha visto? Passa Mina, con la pancia la-vedo-benissimo e le altre trippe inguainate in un paio di fuseaux bordeaux. Passa Linìn, prof, posso mettermi la felpa?, ho freddo. Passa Salima, prof, posso metter giù la felpa?, ho caldo.
I maschi sono tutti imboscati da qualche parte.
Ma quando suona la campanella io non sono più in servizio e raggiungo in letizia perfino i decerebrati della prima.

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lunedì, 28 aprile 2008, ore 22:01
scarabocchiato da LaVostraProf tanto per parlare di avvisi

I titolini dei post listati a lutto li vedo solo io o anche voi? Perchè non c'è niente da fare, ho provato col rosso amaranto, l'arancione e il blu di Prussia, ma il Blog ha fatto autonomamente questa scelta e non piega. O sente l'aria che tira, o il template ha preso l'influenza. Tremendo, quel nero, comunque.

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lunedì, 28 aprile 2008, ore 12:35
scarabocchiato da LaVostraProf tanto per parlare di divagazioni, momenti dolorosi, prof e mamma

Paulo era assente (verifica di francese) e io mi sono di-men-ti-ca-ta di far telefonare a casa per controllare dove fosse. 
Forse ne ho piene le balle di Paulo.
O forse è la varicella di Dado, che avevo appena spostato al primo banco, vicino alla cattedra.
O forse è il collega Pepe, che ha chiesto come giorno libero per l'anno prossimo il sabato; in alternativa: il sabato.
O forse è Bifida, che mi ha fatto entrare in classe in ritardo per parlarmi male di quella di sostegno, che è una-bravissima-ragazza-però.
O forse è che devo consegnare domani la lista dei libri per l'anno prossimo, completi di codice isbn, e aggiornamento prezzi, se no l'applicata mi ammazza.
O forse è che devo preparare un tabella con i laboratori per l'anno prossimo, e non ho capito come farla.
O forse è che sono solo le dodici e mezza, e devo ancora mangiare, e devo tornare di corsa per il pomeriggio.
O forse è che invece di mangiare devo andare pagare i bollettini e comprare la marca da bollo e stampare due foto e prenotare la visita per il patentino del figlio.
O forse è che c'ho trentasette virgola otto quintali di panni da stirare. E questo mi fa venire sonno.
O forse è che è solo la mattina di lunedì.
Forse sto solo invecchiando.


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